Scuola Don Comelli Vigevano | Una mamma in pena
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Una mamma in pena

Una mamma in pena

QUESITO

È vero che il bambino, prima dei sette – otto anni, ha un bisogno quasi esclusivo di giocare, per cui lo sport prima di quell’età non deve essere sollecitato? Sono preoccupata, perché il mio bambino torna a casa sempre stanchissimo…

Lucia (Pavia)

RISPOSTA

Cara signora, la sua è una domanda ricorrente: è vero che lo sport all’inizio deve essere solo un gioco?

Fino all’età di suo figlio, il bambino è legato al reale e al concreto, non sa darsi ancora obiettivi troppo lontani.

Non commettiamo però l’errore di pensare che non sia possibile insegnargli gesti o esercizi anche complessi. L’essenziale sarebbe trasformarli prima in giochi e abituarlo a sperimentarli.  Sarebbe importante:

– lasciare scegliere a lui il modo più congeniale per realizzarli;

– lasciargli eseguire i movimenti come meglio riesce (non togliendogli la possibilità di scoprire e sviluppare le sue qualità specifiche e di adattare il gesto ottimale ai suoi mezzi, alle sue qualità).

Purtroppo, nella realtà – come lei scrive – le cose non vanno così. Nella maggior parte delle discipline sportive, tendiamo a dimenticare il vecchio detto che il “bambino non è un adulto in miniatura”. Pressioni delle famiglie, degli stessi istruttori, dell’ambiente in generale possono fare grossi danni, quando non si dà al bambino il tempo di crescere e di essere, quindi, capace di mettersi alla prova con esperienze più impegnative.

Solo allora lo si potrà avviare alle prime esperienze agonistiche, positive solo se il ragazzo è cresciuto in un clima adatto, ha già scoperto e sviluppato le sue qualità per poter puntare ad obiettivi concreti, ma più a lungo termine.

In questo caso, fra l’altro l’esperienza sportiva potrebbe diventare un primo – per lui importante – obiettivo di vita.